07Dic 17

Decreto BIM: dal 2019 il via all’obbligatorietà

Il BIM obbligatorio in Italia dal 2019

Graziano Delrio, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha firmato il 1° dicembre il “decreto BIM” relativo all’obbligo del progressivo utilizzo di metodi e strumenti elettronici specifici per l’edilizia e le infrastrutture.

Si tratta del Decreto attuativo dell’art. 23 comma 13 del Nuovo Codice degli Appalti, redatto dalla Commissione Baratono, chiamata a definire le modalità e i tempi per l’obbligatorietà dell’utilizzo del BIM da parte delle Stazioni Appaltanti, delle Amministrazioni Concedenti e degli Operatori economici.

Road map implementazione BIM

Lo schema del “decreto Baratono“, dopo una prima fase di consultazione conclusa a luglio 2017, prevede l’introduzione di nuovi strumenti di digitalizzazione BIM attraverso un calendario ben definito, articolato principalmente in tre fasi.

  • Fino al 2019, l’obbligo di adozione della metodologia BIM risulterà legato ad opere particolarmente complesse, con importi superiori a 100 milioni di euro.
  • Dal 2019 al 2021 i criteri risulteranno invece legati più al tema della complessità che a quello dell’importo. Il BIM sarà utilizzato per opere di tipo strategico con particolari standard di sicurezza e con un alto affollamento di persone.
  • Infine, dal 2022 in poi, il BIM verrà introdotto a pieno regime, diventando obbligatorio per tutte le opere ordinarie, ad eccezione di quelle residenziali e non caratterizzate da particolari problematiche legate alla sicurezza. Si arriverà quindi nel 2025 alla digitalizzazione dei processi per tutte le opere, di maggiore o minore complessità, fino a raggiungere importi inferiori al milione di euro.

Come prevede il Decreto BIM, i primi passi per la digitalizzazione dei processi esistenti riguarderanno in primo luogo la definizione di un programma formativo per la formazione del personale della committenza pubblica e la redazione di un piano di investimento (di manutenzione e aggiornamento) relativo agli strumenti di modellazione e gestione informativa (hardware e software). Sarà previsto, poi, l’utilizzo di piattaforme interoperabili e ambienti di condivisione dati, utilizzando formati aperti non proprietari IFC. In questo modo si eviterà di condizionare la modellazione e la gestione delle informazioni con specifici formati proprietari, non limitando la concorrenza.

Il BIM in Europa

Adozione del BIM in Europa

A quanto pare nel panorama europeo l’utilizzo dello strumento digitale obbligatorio risulta ancora piuttosto contenuto ed estremamente eterogeneo.

Oltre a Regno Unito e Paesi Scandinavi, che si sono posti come capofila del cambiamento, soltanto la Francia, la Germania e la Spagna sembrano aver recepito l’importanza dell’obbligatorietà dei nuovi strumenti legati all’informatizzazione delle procedure. Per questo, secondo una nota del Ministero delle Infrastrutture, il caso dell’Italia rappresenterebbe un significativo precedente e si configurerebbe come riferimento all’interno dell’Unione Europea, e non solo.

Le nostre considerazioni

Fatte queste premesse, però, attualmente esiste un aspetto ancora piuttosto controverso in quella che si può chiamare la “rivoluzione del BIM“. Ad oggi, infatti, sembrano mancare nel decreto i riferimenti all’unica normativa in vigore sulla trattazione: la norma UNI 11337.

 

Nonostante il Nuovo Codice degli Appalti parli di un decreto ministeriale ad hoc, che abbia il compito di specificare modalità e tempi e una strategia per la digitalizzazione nel settore delle costruzioni, la scelta intrapresa sembra essere stata quella di accantonare qualsiasi riferimento concreto, senza fornire a coloro che si affacciano al mondo del BIM né linee guida chiare ed esplicite, né indicazioni puntuali.

 

Questo, come è accaduto anche in altri paesi privi di norme specifiche sul tema, potrebbe generare in Italia un grande caos sin dal principio.
Non essendoci infatti un orientamento correttamente definito, la tendenza potrebbe essere quella di ricorrere a normative estere come quelle di Regno Unito e USA - che ad oggi risultano le più complete (comunque non italiane e tarate su riferimenti e standard differenti dai nostri), oppure a un'applicazione del metodo indefinita e quindi eterogenea rispetto ai singoli progetti, contribuendo a creare ulteriore confusione per chi obbligatoriamente deve passare al BIM.

 

Quello di cui si ha bisogno oggi, quindi, è una sensibilizzazione delle pubbliche amministrazioni, per far capire che il discostamento da un riferimento normativo così importante, e per di più già a disposizione (la UNI 11337), lascerà non solo nuovamente indietro l’Italia, ma provocherà anche un allontanamento dagli stessi obiettivi prefissati dal decreto.

Oltre a questo, fondamentale sarà anche affidarsi ad esperti del settore. Studi professionali, grandi imprese ed esponenti del mondo accademico, detentori di una consolidata esperienza sugli usi e gli strumenti del BIM non dovranno lavorare in modo isolato. Piuttosto dovranno collaborare insieme affinché possano configurarsi anch’essi come “guida” in un panorama in cui la “rivoluzione del BIM” è già stata innescata e il cambiamento è oramai inevitabile. Anche in questo caso però si deve fare attenzione a chi fare riferimento. Essendo l’argomentazione del BIM oggi sulla bocca di tutti, bisogna utilizzare criteri specifici per riconoscere chi veramente sia esperto in materia o meno.

Il testo integrale del Decreto BIM è scaricabile qui.